Il pensiero di un nostro amico

Ripubblichiamo il pensiero di un nostro amico che ha voluto rimanere in forma anonima ma che ha messo in luce quelle che secondo lui sono le criticità del Casarano al di là della guida tecnica

Ieri è arrivato il triste epilogo annunciato: l’esonero di Vito Di Bari. Le prime giornate con cinque sconfitte in dieci partite non sembravano, in effetti, poter prospettare un esito differente.

La necessità di un cambiamento dato il gioco carente della squadra e i risultati raggiunti, con gli unici buoni risultati ottenuti più per buona sorte che per reali meriti del Casarano.

Molti tifosi chiedevano da tempo l’esonero di Di Bari, l’allenatore che ha riportato il Casarano in serie C dopo 27 anni di agonia e mi ha fatto sognare nei playoff dello scorso anno. Ma temo che Di Bari, per quanto ovviamente in parte responsabile, non sia la causa principale delle scarse prestazioni di questa squadra.

Il Casarano è tornato in Lega Pro, ma non ha ancora una struttura da Lega Pro. Manca una programmazione seria, una visione di futuro adeguata. Perché parlare pubblicamente di serie B come se fosse un obiettivo reale, raggiungibile già da quest’anno, se poi in estate si è deciso di andare al risparmio scegliendo, ad esempio, una sede per il ritiro non all’altezza di quella dello scorso anno? Perché parlare di superare i risultati dello scorso anno senza poi investire in maniera adeguata?

Quest’anno la società ha avuto la fortuna di ricavare oltre 1 milione di euro dalla vendita di due grandi prospetti, come Cajazzo e, a mio avviso soprattutto, Cerbone. Ma in che modo questi soldi sono stati reinvestiti?

Due dei giocatori principali della rosa non sono attualmente in forma adeguata o per aver saltato il ritiro o per essere giunti a Casarano in una forma fisica precaria. La lacuna offensiva era evidente fin da giugno, perché già a luglio, magari reinvestendo parte dei soldi ottenuti grazie alla vendita dei due giocatori sopracitati su un calciatore, ad esempio, come Karlsson, che aveva dimostrato pienamente le sue capacità proprio contro il Casarano, evidenziando come le sue qualità – velocità, fisicità e capacità di tenere alta la squadra – fossero perfette per il Casarano.

Perché non puntare su un perno di centrocampo che potesse rendere più facile verticalizzare il gioco della squadra? Cretella, giocatore anche qui visto a Casarano e perfetto per il gioco del Casarano, poteva avere dei costi magari troppo alti (il che non giustifica l’acquisto successivo di Patierno), ma era il profilo perfetto per Casarano. Perché non si cerca un profilo dalle caratteristiche simili?

Potrei continuare per ore a individuare le mille lacune che si trovano. Caro Presidente, le sono e le sarò sempre grato per tutto quello che fa. Ma se il Casarano vuole veramente crescere e diventare una squadra di professionisti, bisogna iniziare a pensare da professionisti. Strutture serie, scouting continuo (soprattutto se si vuole puntare sul player trading come fonte di guadagno) e una programmazione e una comunicazione chiara e coerente. Non si può puntare a giugno su un allenatore, impedendone magari la crescita professionale, e poi non agire di conseguenza mettendolo in grado di esprimere il suo gioco. Spero che la mia analisi sia sbagliata e che il nuovo allenatore riservi al Casarano un futuro pieno di vittorie, ma temo che le lacune della società ora siano più profonde della semplice guida tecnica.

L’amore per i colori è sufficiente per fare il salto dalla D, ma non abbastanza per integrarsi tra i professionisti. Ora serve una visione chiara, seria, strutturata per il futuro del Casarano. La B deve essere vissuta come un sogno, non come un’ossessione. Oggi l’obiettivo cruciale è dare al Casarano basi solide, con strutture adeguate, scouting continuo e una programmazione chiara, per restare a lungo tra i professionisti. Il resto, se arriverà, verrà di conseguenza.