È un ferragosto speciale per chi segue le sorti delle Serpi.
Perché tra un bagno a mare e una grigliate con gli amici non si può fare a meno di percepire quel retrogusto rossozzaurro di questo afoso giro di boa di agosto.
Tanti di quegli oltre 500 cuori che batteranno all’unisono al San Nicola domani, di quella famosa partita dell’annata 82-83 hanno soltanto ascoltato i racconti e le testimonianze di chi ha narrato quei 90 minuti e quel 2-0 come un Alessandro Barbero potrebbe narrare la battaglia di Maratona.
E in effetti il livello di epicità è pressoché lo stesso. Una manciata di “paesani” accompagnati da qualche sciarpa giallorossa (una vita fa, altri tempi) contro il capoluogo che si presentò al Capozza con la spocchia di Golia contro Davide, accompagnati da una “campagna di stampa tendenziosa e ipocrita” (cit. Bruno Conte) faziosa e di parte come soltanto le grandi sanno ottenere, che si avvalse di “una incredibile quanto infantile serie di accuse contro non si sa bene chi” .
“La storia ci insegna come finì la corsa” per citare il da poco scomparso Maestrone Guccini: con Coletta a chiudere i conti di un roboante e per molti inaspettato 2-0. Il tutto per molti è accompagnato dal ricordo del sempiterno commento di Bruno Conte “e no cari galletti di Bari, le partite si vincono sul campo”.
Ma ci ricordiamo anche come tutto iniziò con quel gallo impiccato tra le fauci della nostra serpe fatto sfilare sotto gli spalti.
Il tutto si accompagna alle immagini che sono diventate enciclopediche per tanti di noi di un Capozza gremito, dei balconi strapieni. Nessuno e per nulla al mondo si sarebbe potuto perdere quell’evento. Ricordo la rabbia nel volto del mio professore di latino quando mi raccontò con i denti digrignati “quel giorno avevo la febbre. È il mio grande rimpianto Danese”.
Ricordi di un calcio che non esiste più.
Ma la passione quella è rimasta e si è trasmessa.
E batterà in ognuno di quegli oltre 500 cuori domani presenti al San Nicola.
Per questi motivi e per tanti altri questo ferragosto è diverso.
Tic tac Casaranesi.
Le lancette scandiscono la storia che ritorna!
Gabriele Danese

