La costellazione del serpente

Triplice fischio. Questa volta il risultato non ci sorride. Eppure svetta in curva il “grazie di tutto”.

Aria da stagione finita per quanto manchino ancora 90 minuti dal termine della regular season con i playoff da giocare. La proverbiale ciliegina sulla torta di una stagione che ha segnato una rinascita.

Ma in fondo la stagione termina davvero tra le mura amiche, considerando la condizione infame che ci vede impedito l’andare in trasferta e con una speranza troppo flebile di poter giocarci i playoff a casa.

Ma allora cosa resta ora che ci stanno da tirare le somme? 

Resta una stagione in cui Casarano (e il Casarano) ha ritrovato la sua dimensione.

Una dimensione che sente sua ma che ha dovuto reimparare.

Per noi la C era come un arto atrofizzato. E il lavoro costante e certosino di risveglio muscolare è stato perseguito da ogni componente.

Dai ragazzi sul campo e dal mister. Abbiamo dovuto disimparare in fretta il ritmo trionfale della stagione passata che ci ha consegnato la promozione sugli allori. Ci siamo confrontati con un girone da capogiro e abbiamo dovuto farlo con uno spirito operaio, e per questo Casaranese, che ci ha consentito però di far tremare le grandi.

E, per inciso, lì dove possono essere arrivate critiche, nel corso dell’annata, sono state sempre in un’ottica costruttiva di una comunità che vuole crescere nella sua vecchia, ma nuova, dimensione, e che nelle prestazioni smaglianti con niente di meno che Benevento, Catania, Salernitana vede la promessa di un futuro che vuole raggiungere in fretta. Una comunità che sente la responsabilità di regolare il passo dei suoi durante le curve su questo cammino.

Uno spirito incarnato appieno dalla seconda componente di quest’orchestra: la società, soprattutto nella figura del presidente Filograna.

Un padre di famiglia che nel corso della stagione ha saputo interpretare la gioia e anche la rabbia, quando necessaria, della sua famiglia rossazzurra. Ma da buon padre di famiglia ha saputo anche mantenere la giusta razionalità che l’ha mantenuto saldo, al netto di una passionalità che lo rende il primo di noi tifosi. In sintesi: popolare,e quindi degno rappresentante del nostro tifo viscerale, ma non populista…la testa che non guarda il corpo dall’alto.

Infine, finalmente, definitivamente la Nord. 

Quella U.C. che nel suo muro rossoazzurro è ritornata sul palcoscenico che le compete, degna di un’istantanea come quella coi fratelli cosentini… luce di quella stella del Sud che continua a splendere.

E dunque è questa la strada tracciata dal destino e tutte le ruote del carro girano nel verso giusto. Dove ci porteranno lo scriveremo noi. La Gloria sorride a chi la cerca, la Superbia è quella di una Cesaranum operaia e ambiziosa….

Ora…altri 90…e poi divertiamoci!

Facciamo splendere la costellazione del serpente

Gabriele Danese