Casarano tra sogno e realtà: settimi sì, ma è il momento delle riflessioni vere
Dopo sedici giornate di campionato, il Casarano Calcio è settimo nel girone C di Serie C con sette vittorie, tre pareggi e sei sconfitte. Un piazzamento che, visto il ritorno tra i professionisti dopo ventisette anni, resta positivo. Ma il calcio, si sa, non è solo classifica: è percorso, identità, continuità. Ed è proprio guardando al cammino compiuto finora che nasce più di una riflessione.
L’inizio di stagione aveva acceso l’entusiasmo. La vittoria contro il Benevento, il pareggio contro la Salernitana sfiorando l’impresa, le prestazioni coraggiose avevano dipinto l’immagine di un Casarano brillante e spensierato. Per buona parte del campionato, i rossazzurri hanno viaggiato stabilmente in quarta posizione, sorprendendo tutti e affacciandosi con merito nelle zone alte della classifica. Nel segno del suo Percorso.
Percorso, una parola spesso ripetuta da mister Di Bari. Un concetto legato all’identità, alle convinzioni, alla crescita. Perché si può anche perdere, ma farlo seguendo le proprie idee dà comunque un senso alle sconfitte. Nelle settimane più difficili, però, la sensazione è stata diversa: come se quel percorso, a un certo punto, si fosse smarrito. Non solo nei risultati, ma anche nelle prestazioni, dove il Casarano è apparso meno riconoscibile rispetto a quello che aveva incantato all’inizio.
Il periodo nero è stato pesante: cinque sconfitte consecutive tra campionato e Coppa Italia e, soprattutto, tanti gol subiti. I numeri parlano chiaro: 29 reti incassate in 16 partite sono troppe. Sono numeri da bassa classifica, se si pensa che la peggior difesa del girone ne ha subite poco più di trenta e che le squadre impegnate nella lotta salvezza viaggiano su cifre addirittura minori.
La reazione, però, non è mancata. La vittoria contro il Catania ha ridato ossigeno, seguita da un altro successo importante. Sembrava l’inizio della svolta, ma l’ultima sconfitta per 3-1 a Potenza, con il gol subito dopo appena un minuto, ha riportato a galla tutte le fragilità già viste.
E allora la domanda nasce spontanea: quale Casarano siamo davvero? Quello che per settimane ha stazionato al quarto posto, sorprendendo per gioco e personalità, oppure quello fragile, che subisce troppo e fatica a trovare continuità? Oggi la classifica dice settimo posto, ma la realtà racconta anche altro.
Noi sentiamo il dovere di andare oltre il campo e crediamo che una parte di queste difficoltà possa nascere anche da scelte strutturali. La sensazione è che il Casarano presenti alcune lacune importanti nell’organico e che, in più occasioni, si sia dovuto ricorrere a soluzioni di adattamento, con giocatori impiegati fuori ruolo. In un campionato complesso come la Serie C, questi dettagli possono fare la differenza. Anche la gestione dell’ultimo caso Malcore rientra in questo quadro: la risoluzione consensuale con un attaccante di quel peso, arrivata in un momento delicato della stagione, apre inevitabilmente delle riflessioni sulla programmazione e sulla gestione tecnica complessiva, più che su singole responsabilità.
Alla luce di tutto questo, l’obiettivo di essere la sorpresa del campionato appare inevitabilmente ridimensionato. Senza fare drammi e senza creare allarmismi, ora il traguardo reale, tangibile, deve essere la salvezza. Con realismo, ma anche con la consapevolezza che questa squadra ha dimostrato di potersela giocare con chiunque.
Il Casarano non è in crisi, ma è davanti a un bivio. Ritrovare solidità, identità e continuità è l’unico modo per dare un senso vero a questo “percorso” tanto evocato. Perché senza una svolta, soprattutto dietro e nella gestione complessiva del progetto, ogni partita rischia di diventare una battaglia in salita.
Tiziano D’Aquino

