Benvenuto raggio di sole

Triplice fischio. Novantesimo.
Settore ospiti in silenzio. Cantiamo solo noi.
E lo facciamo con la voce squarciata. Spezzata dalle lacrime.
Cantiamo “ricordo da bambino insieme a mio papà”.
Magari lo cantiamo abbracciati a nostro padre. Qualcuno lo canta con le lacrime agli occhi pensando a chi un tempo lo prendeva in braccio per vedere meglio i festeggiamenti quando salimmo dalla C2 alla C1 e che oggi non possiamo abbracciare più.
Perché in fondo a quel raggio di sole che ha fatto capolino squarciando le nuvole e la pioggia inglese, che ci ha accarezzato per tutto il pomeriggio le gote insidiate da un incessante sorriso, a quel raggio di sole ognuno ci ha dato un significato diverso.
Certo non ci risulta difficile pensare cosa avrà pensato il presidente, quando ha visto quel raggio di sole affacciarsi proprio mentre migliaia di persone cantavano “Mesciu Ucciu alè”.
E non è difficile immaginare che cosa può aver pensato chi in quel momento era abbracciato a quell’amico con cui ha vissuto i pomeriggi più desolanti dell’eccellenza, in una curva grigia con i seggiolini scoloriti e mezza vuota.
Così come non è difficile immaginare cosa avranno pensato i tifosi che quando tutto sembrava dover finire, hanno preso in braccio questo serpente che quando cambia pelle si mostra fragile.
Perché in tanti abbiamo pensato di fronte a quel raggio di sole che la pioggia non può durare per sempre.
E se è vero che il sole bacia i belli, ieri quando le nubi si sono diradate, il sole ha baciato una comunità intera, per cui il calcio significa risCatto, per cui il calcio significa appartenenza.
Una comunità che ha aCCudito un sogno che oggi, a cielo schiarito, nell’Oh generale che ha ricoperto il Capozza, è diventato realtà.

Gabriele Danese