Al bambino rossazzurro che c’è in noi

Avete visto l’ultimo video postato sulla pagina del Casarano?
La sciarpata della Nord mentre canta ai suoi beniamini, anche loro abbracciati sotto la curva, con il presidente, fomentatissimo, anch’egli con le braccia verso il cielo e la sciarpa in mano.
Tutti uniti in un unico abbraccio, sulle note di un “Amandoti” in chiave rossazzurra.
Un abbraccio liberatorio, dopo una partita difficile e sofferta, con quel pallone tra le mani di Nicola al 90’ al quale ci siamo aggrappati tutti. Per portare a casa altri tre punti. Per continuare a sognare ancora. A sognare sempre. Sognare sempre un po’ di più.
Certo vincere cosí è cardiovascolarmente più problematico, ma certamente più bello. Perché in fondo un cuore sofferente è ipertrofico in quanto pompa di più: perché batte più forte.
Questo folle amore, questo inizio vittorioso del mese degli innamorati, ha portato a questo finale di partita. A questo quadretto emozionate, in cui oltre al presidente fomentato, oltre alla curva piena e ai ragazzi gasati, non hanno potuto non saltarmi agli occhi i bambini e i ragazzini aggrappati alla grata. Un’immagine che mi colpisce sempre il succitato cuore. Un cuore rossoazzurro che è stato anch’esso bambino: un bambino che saliva anche lui sulle grate a fine partita, magari dopo non averla seguita per nulla, perso a giocare a calcio con le lattine di coca-cola sotto i gradoni.
Sarà che crescendo si diventa nostalgici, o sarà che volevo dedicare questo articolo ad una altro membro di serpirossazzurre, con cui si giocava e si saliva sulle grate insieme; mi sembrava giusto, visto che, con quell’altro bambino cresciuto, ogni domenica durante le partite ci scanniamo peggio che ar club…

Sarà per tutte queste ragioni che, vedendo quei ragazzini sulle grate, ho ripensato a quel bambino cresciuto al Capozza che è rimasto in me, e i cui sogni ogni tanto cerco di appianare in uno slancio di scaramanzia e razionalità.
Ma in un anno come questo come si fa a non sognare?!

Gabriele Danese

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