L’intervista a Filograna andata in onda ieri era stata presentata come una passeggiata tra passato e futuro. C’è stato tanto passato, e sul futuro si è preferito parlare per suggestioni. Ma sapete la verità? Siamo un po’ stanchi di parlare di passato. Noi serpi abbiamo 23-24 anni. Facciamo parte di una generazione che non ha vissuto quel passato glorioso, ma siamo stanchi di farci raccontare le favole. Non perché non ci piacciono, ma perché ce le hanno raccontate i nostri genitori…i nostri nonni…e le sappiamo a memoria. E quelle favole sono state motivo al tempo stesso di frustrazione e di motivazione quando la nostra generazione con quelle favole nel cuore saliva sugli spalti per Casarano-Avetrana.
La nostra generazione vuole guardare al futuro. E per farlo bisogna partire dagli errori commessi: “la società ha sbagliato la società?” dice ad un certo punto Filograna che non ha lesinato critiche…ma detto questo avvenuta la critica manca l’autocritica dei diretti interessanti. Per il resto tante suggestioni. La presenza di Navone…il nome di Corvino (e di Miccoli) tante volte messo in campo…parvenze di una revisione societaria, quanto drastica si vedrà. Nient’altro che suggestioni…lecite a fine maggio, così come è lecita e comprensibile l’impazienza per una maggiore chiarezza da parte di una piazza stanca dopo gli ultimi 5 anni “senza infamia nè lode” (o forse con molta più infamia). Una piazza più volte anche ieri messa sul tavolo degli imputati per un eccesso di critiche…una piazza che invece mai come quest’anno pur criticando ha sempre risposto presente (si guardi a Nardó, si guardi a Martina). Una piazza che critica perché gli errori che ieri finalmente sono stati ammessi (si aspetta sempre l’autocritica di altri) li vede da tempo e per questo critica, ma critica soprattutto perché sogna e come ha detto ieri Bruno Conte “sognare non può essere proibito”. Una piazza impaziente di chiarezza sul suo futuro e impaziente che si passi dalle suggestioni (e dalle parole) ai fatti.

