Che cosa dire di un Martina Casarano grigio nonostante il sole di metà Maggio.
Grigio nonostante i 300 tifosi a colorare di rossoazzurro il Tursi.
Grigio, non un nero drammatico come drammatico è stato questo playoff nemmeno iniziato, e comunque piuttosto inutile. Ma grigio, un colore apatico, anonimo come ci siamo abituati ad essere. Come ci siamo rassegnati ad essere, nel momento in cui ci siamo illusi che fosse bastato un gol al novantesimo contro un modestissimo Bitonto (tranne che con noi) per salvare una stagione. Per salvare una gestione.
Un grigio monotono, come monotoni sono stati gli ultimi 5 anni. 5…un prolasso di un progetto triennale, così l’avevano definito in una piazza gremita.
Che cos’è rimasto di quell’entusiasmo, di quella piazza San Giovanni rossazzurra, di quegli occhi sognanti sotto le fronti corrugate dal sudore di fine estate…la stagione delle promesse…lontana dalle delusioni dell’inverno. È questo il ciclo…il passare delle stagioni…con una piazza sempre meno rossazzurra è sempre più grigia. Con gli occhi sempre meno sognanti.
Chi offrire quest’anno sull’altare sacrificale?
Ill mister? Quanto mister sono passati? I giocatori? Rose rivoluzionate tutti gli anni…
Ora dovrebbe risponderne qualcuno. Qualcuno che negli ultimi tempi si è visto ben poco…qualcuno che ha trovato il tempo di farsi vedere a Monopoli e non al Capozza……
Quel qualcuno che non hai mai fornito la sua versione dei fatti sulla questione tifosi, nonostante la dura presa di posizione del tifoso organizzato.
A noi piacere immaginare un presidente esaltato dai propri tifosi come è successo ieri a Martina Franca e soprattutto che non crei divisioni ma avvicini la gente al tempio del tifo rossazzurro.
Quando gli uomini passano e l’ambiente continua a dimostrarsi malato, chi ne dovrebbe rispondere?
A meno che non considerare davvero l’idea di una maledizione…ora bisognerà razionalmente tirare una riga e trarre le conclusioni: l’analisi costi benefici è l’unico metodo di discernimento non influenzato dalla nostra passione che ci fa esultare, che ci fa incazzare e contestare…ed è drammaticamente al negativo. Cosa che chi ha speso fior fior di quatrini ottenendo non solo una mancata promozione (perché non è questo il punto) ma uno scivolamento progressivo nel ridicolo ben sa.
A noi tifosi, invece cosa resta? La nostra fede antica…eredità da tutelare e che si colora di colori diversi. Ricordate quella vecchia coreografia con le bandiere tutte diverse che coloravano la nord? È così la nostra passione, ci porta ad avere approcci diversi, idee diverse, ci colora in modo diverso, ma ci vede dalla stessa parte…e questo non sempre ce lo siamo ricordati. Una fede preziosa, da preservare…ma che non può essere acritica.
Gabriele Danese

