“E come quei che con lena affannata, uscito fuori dal pelago a la riva, si volge all’acqua perigliosa e guata, così l’animo mio, ch’ancor fuggiva, si volse a retro a rimirar lo passo, che non lasció già mai persona viva”
Anch’io dopo lo scontro diretto con l’Altamura ho ritenuto, come Dante nella Divina Commedia, che sia arrivato il momento di volgergi a retro, per quanto il nostro “passo che non lasció giammai persona viva”, ovvero il girone H, non è ancora terminato.
Ma si può già guardare a ciò che è stato e tracciare una linea, con tutte le riserve del caso.
Ciò che emerge è un enorme “Perché?”. Perché è così difficile salire di categoria a Casarano? Cosa stiamo sbagliando?
Ed è una domanda che attanaglia tutto il paese. Con le risposte più disparate. Allettante la tentazione, come ha suggerito qualcuno di dare la colpa al malocchio, alla cattiva sorte. Qualcuno suggerisce un pellegrinaggio alla Madonna della Campana. E ammetto che sarebbe bello veder sfilare per il paese l’amore sacro e l’amor profano.
Ma proviamo ad analizzare.
Il suggerimento ci arriva direttamente nella puntata di lunedì di Meeting. Prima il nostro centrocampista attuale, D’Alena, e poi quello passato, Vicedomini, hanno sottolineato un concetto: la continuità.
Quella che è mancata a Casarano, una piazza che, dilaniata dall’attesa e l’impazienza di salire, ha perso un po’ di razionalità. Una piazza di cui la società è stata l’espressione andando ogni anno a fare “all in”. Ma un buon giocatore conta le carte. E a Casarano non l’abbiamo mai fatto negli ultimi anni, andando a rivoluzionare tutto a ogni stagione. Anche l’anno scorso, in cui peró la rabbia dei piani alti verso il gruppo squadra è stata non solo palese, ma anche comprensibile. Un gruppo che dopo aver disonorato un campionato ha ritenuto di passeggiare in campo anche nei play off.
Ma questi ragazzi sono diversi, stanno sudando la maglia e meritano la riconferma. Lo hanno sempre dimostrato, si guardino gli ultimi scontri diretti in cui, al netto di ottime prove sul piano del gioco, è mancato il gol.
E qui veniamo al secondo punto, alla seconda carenza di questo progetto tecnico, a cui, a mio avviso, serve ancora tempo. Segniamo pochissimo. Da qui, razionalmente, verrebbe da pensare che l’anno prossimo sarebbe opportuno confermare la gran parte del gruppo (guida tecnica compresa) e aggiungerci un Loiodice, o, per essere più autarchici, un Alberto Villa.
È questa la strada per uscire da questo inferno della D e riuscire a vedere la C che muove il sole e le altre stelle?
…diteci la vostra!
Gabriele Danese

