Ricorso accolto: Siamo (di nuovo) il Casarano

Quando diciamo che questo è l’anno giusto intendiamo tante cose.

Sicuramente ci riferiamo ad obbiettivi e aspirazioni che è meglio taCere per ovvi e scaramantiCi motivi.

Ma questo è l’anno giusto per un altro motivo: ogni tassello si sta ricollocando nel suo giusto posto in un mosaico a tinte rossazzurre.

La squadra risponde. Non abbiamo scritto sulla maglia “onoratela” come altri anni. Ma non è servito. In ogni partita i ragazzi fanno il massimo. Sia quando si vince sia quando si perde. Non si lesinano mai le forze: l’abbiamo visto a Barletta, l’abbiamo visto a Matera oltre alle volte in cui abbiamo gioito insieme sotto il settore giocatori e tifosi.

E qui veniamo al secondo punto: la tifoseria. Se non c’è stato bisogno di scrivere “onoratela” è perché a parlare non è la maglia, ma la tifoseria. Era da tempo che non si vedeva la curva colorata. Era da tempo che non si avvertiva tensione nell’aria in città diversi giorni prima della partita.

E infine la società, che finalmente dimostra la sua vicinanza a tutto l’ambiente e fa la voce grossa quando serve. Si è visto in primis nelle parole del direttore Montervino dopo i torti arbitrali. Non ci servono alibi, ma pretendiamo rispetto. Lo stesso rispetto che la società ha preteso con il ricorso al tar contro il provvedimento che ci voleva far giocare in un Capozza irrealisticamente e ingiustamente vuoto. Una Domenica di sport, quella di Casarano Barletta, è stata rovinata in primis dalle continue provocazioni dei tifosi biancorossi e in secondo luogo da chi doveva garantire sicurezza gestendo solo 120 ospiti e non l’ha fatto. Se a pagare per tutto ciò fosse stato l’ambiente e la società Casarano sarebbe stato il colmo.

Bene ha fatto il Casarano a fare ricorso. Ricominciamo a pretendere rispetto. Ricominciamo a fare paura in campo. Ricominciamo a suscitare ammirazione sugli spalti.

Ricominciamo a fare il Casarano…e ogni tassello si metterà al posto giusto…per un fantastiCo mosaiCo